
York annuì. «Mi risulta che possediate ancora un battello.»
«Infatti,» disse Marsh. Finì la minestra e fece cenno che gli servissero la seconda portata. «L’Eli Reynolds, un piccolo battello di 45 metri con la ruota poppiera. Lo uso per i trasporti sull’Illinois, perché ha una scarsa trazione; l’ho portato a svernare a Peoria, così si è scansato il peggio della gelata. E questo è il mio patrimonio, signore, tutto ciò che mi è rimasto. Il guaio, Mister York, è che l’Ely Reynolds non vale granché. Nuovo, mi è costato soltanto 25.000 dollari, e sto parlando del ’50.»
«Sette anni,» osservò York. «Non è poi tanto tempo.»
Marsh scosse il capo. «Per un battello sette anni sono tanti, altroché se lo sono,» obiettò. «La maggior parte non dura più di quattro, cinque anni. Il fiume li divora. L’Ely Reynolds è stato costruito meglio di molti altri, cionondimeno non ha una lunga vita davanti a sé.» Il Capitano pose mano alle ostriche. Le raccoglieva dal piatto adagiate su metà del guscio e le ingoiava intere, annacquandone ciascuna con una salutare sorsata di vino. «Sicché, tutto considerato, sono piuttosto perplesso, Mister York,» continuò dopo aver fatto fuori una mezza dozzina di ostriche. «Volete comprare metà della mia impresa di navigazione che consiste solamente in un battello vecchio e sparuto. Nella vostra lettera accennate ad un prezzo d’offerta. Un prezzo troppo alto. Forse quando possedevo sei battelli, allora sì la Fevre River Packets valeva tanto. Ma ora no.» Ingollò un’altra ostrica. «Non vi basterebbero dieci anni ad ammortizzare un simile investimento, non con il Reynolds. Non può trasportare un carico cospicuo, né passeggeri in numero sufficiente a produrre utili accettabili.» Marsh si asciugò la bocca con il tovagliolo e scrutò lo straniero seduto dirimpetto. Il cibo lo aveva ristorato, ed ora si sentiva di nuovo se stesso, padrone della situazione. Gli occhi di York erano intensi, non c’era da dubitarne, ma nulla di così temibile si annidava in essi.
