
«Ti stai mettendo a fare la reclami alla merce?».
«Senti, tempo ne ho picca per stare a babbiare. Ti devo consegnare una cosa, un pacco».
«A quest’ora? Non puoi farmelo avere domani a matino?».
«Domani non ci sono in paese».
«Lo sai che c’è nel pacco?».
«Certo che lo saccio. Ci sono mostazzoli di vino cotto, quelli che ti piàcino. Me soro Mariannina li ha fatti apposta per te».
«Come sta Mariannina con gli occhi?».
«Meglio assai. A Barcellona di Spagna hanno fatto miracoli».
«A Barcellona di Spagna scrivono magari libri belli».
«Che dicisti?».
«Nenti. Cose mie, non ci fare caso. Dov’è che ci vediamo?».
«Al posto solito, tra un’ora».
Il posto solito era la spiaggetta di Puntasecca, una corta lingua di sabbia sotto una collina di marna bianca, quasi inaccessibile via terra, o meglio accessibile solo per Montalbano e per Gegè che fin dalle elementari avevano scoperto un sentiero già difficoltoso a farselo a piedi, addirittura temerario a percorrerlo in macchina. Puntasecca distava pochi chilometri dalla villetta sul mare, appena fòra Vigàta, dove abitava Montalbano e questi perciò se la pigliò comoda. Ma proprio quando aveva aperto la porta per andare all’appuntamento, squillò il telefono.
«Ciao, amore. Eccomi puntuale. Come ti è andata oggi?».
«Normale amministrazione. E tu?».
«Idem. Senti, Salvo, ho pensato a lungo a quello che...».
«Livia, scusami se t’interrompo. Ho poco tempo, anzi non ne ho per niente. Mi hai pigliato che già ero sulla porta, stavo uscendo».
«Allora esci e buonanotte».
Livia riattaccò e Montalbano rimase col microfono in mano. Poi gli tornò a mente che la sera avanti aveva detto a Livia di chiamarlo a mezzanotte precisa perché avrebbero avuto certamente tempo per parlare a lungo. Restò indeciso se richiamare subito la sua donna a Boccadasse o farlo al rientro, dopo l’incontro con Gegè. Con una punta di rimorso rimise a posto il ricevitore, niscì.
