
— Ma tu hai detto — osservò Lansing, — che oggi un universo finito non è più un fatto accettato… che può essere infinito.
— Ti è sfuggito il punto più importante — borbottò Andy. — Io non sto parlando del fatto che l’universo sia finito o infinito. Me ne sono soltanto servito come di un esempio per confutare l’accusa di pessimismo che mi hai rivolta. Stavo cercando di spiegarti che, in altre situazioni, ci sono stati alcuni che, a volte, hanno espresso un certo tipo di pessimismo.
«Ciò che avevo detto, all’inizio, è che sarebbe una fortuna, se dovessimo subire qualche catastrofe che ci costringesse a cambiare il nostro modo di pensare e a cercare un diverso modo di vivere. Perché adesso stiamo correndo in una strada senza uscita e, soprattutto, stiamo correndo a tutta velocità. Quando arriveremo in fondo al vicolo cieco, sbatteremo il muso. E allora torneremo indietro, trascinandoci, e ci chiederemo se non ci sarebbe stato un sistema migliore. Quel che intendevo dire è che adesso, prima di arrivare in fondo alla strada senza uscita, dovremmo fermarci e porci questo interrogativo…
Andy continuò a borbottare; ma Lansing escluse il suono della voce. Lo sentiva soltanto come un brontolio sordo, senza parole.
E quello era l’uomo, pensò, al quale aveva contato di proporre un’escursione a piedi per il fine settimana. Se ne avesse parlato, molto probabilmente Andy avrebbe accettato, perché in quei giorni sua moglie era andata nel Michigan a far visita ai genitori. Durante l’escursione, quasi sicuramente, Andy non sarebbe stato in grado di continuare il bombardamento di parole e di argomentazioni come stava facendo ora; ma avrebbe parlato, avrebbe parlato senza smettere mai, non si sarebbe mai azzittito. In un’escursione a piedi un uomo normale si sarebbe goduto un po’ di pace e di silenzio: ma per Andy non era così. Per Andy il silenzio e la pace non esistevano: esisteva solo il pensiero tumultuoso e straripante.
