
Quando la macchina terminò di raccontarla, Lansing, disgustato, non disse nulla.
— Non le è piaciuta? — chiese la macchina.
— Non molto — rispose Lansing.
— Allora ho sbagliato — disse la macchina. — Temo di averla giudicata erroneamente, e non posso lasciare le cose come stanno. In cambio della moneta devo darle qualcosa che abbia un certo valore.
Emise un suono simile a un colpo di tosse, e un oggetto metallico cadde nel ricettacolo.
— Avanti — disse la macchina. — Lo prenda.
Lansing lo prese. Sembrava una chiave da motel. Due chiavi, una più grande dell’altra, erano attaccate a un rettangolo di plastica, con un numero e un indirizzo.
— Non capisco — disse Lansing.
— Allora ascolti bene. Presti molta attenzione a quello che dico. Mi sta ascoltando?
Lansing cercò di rispondere, s’impappinò, balbettò, e finalmente disse: Ti sto ascoltando.
— Bene. Faccia molta attenzione, prego. Vada a quell’indirizzo. Se ci va nel normale orario d’ufficio, la porta d’ingresso sarà aperta. Se va in un altro orario, la chiave più grande l’aprirà. La più piccola aprirà la porta della stanza centotrentasei. Mi segue?
Lansing deglutì. — Sì, ti seguo.
— Quando aprirà la porta della stanza centotrentasei, troverà una dozzina di slot machines allineate lungo la parete. Incominciando da sinistra, raggiunga la quinta… la quinta: uno, due, tre, quattro, cinque… e vi inserisca un dollaro. La macchina completerà una certa transazione, e allora lei vada alla numero sette e vi inserisca un altro dollaro…
— Devo inserire il dollaro — chiese Lansing, — e tirare la leva?
— Naturalmente, deve tirare la leva. Ha mai giocato con una slot machine?
— Sì, certo. Come potevo evitarlo?
— Precisamente — rispose la macchina. — Ha capito bene tutto?
— Sì, credo di sì.
