
— Allora lo ripeta, per essere sicuro.
Lansing ripeté ciò che gli aveva detto la macchina.
— Benissimo — disse quella. — Lo tenga bene in mente. Le consiglio di andare al più presto, così non ci sarà pericolo che dimentichi le istruzioni. Avrà bisogno di due dollari d’argento. Li ha, per caso?
— Sono sicuro di non averli.
— Bene — disse la slot machine, — allora, ecco qui. Non intendiamo frapporre ostacoli a ciò che le abbiamo chiesto di fare. Teniano moltissimo che lei compia la procedura nel modo più preciso che le sarà possibile.
Qualcosa cadde tintinnando nel ricettacolo.
— Avanti — esortò la macchina. — Avanti, li prenda.
Lansing si chinò e prese i due dollari d’argento. Li mise in tasca.
— È sicuro di ricordare tutto bene? — chiese la slot machine. — Non ha domande da fare?
— Sì, una, credo. Cosa significa tutto quanto?
— Non posso dirglielo specificatamente — disse la macchina. — Sarebbe contrario alle regole. Ma posso assicurarle che quello che succederà le sarà di grande vantaggio.
— E che cosa succederà? Che cosa sarà a mio vantaggio?
— È tutto, professor Lansing. È tutto ciò che posso dirle.
— Come puoi conoscere il mio nome? Non ti ho detto chi sono.
— Posso assicurarle — disse la macchina, — che non era affatto necessario che me lo dicesse. La conoscevo già.
La macchina sferragliò, si spense e tacque.
Lansing le sferrò un calcio. Forse non era un calcio destinato a quella macchina in particolare ma a tutte le altre che, nel corso degli anni, avevano ingurgitato i suoi quarti di dollaro ed erano rimaste lì a ridere di lui.
La macchina restituì il calcio e lo colpì alla caviglia. Lansing non vide come avesse fatto, ma gli aveva dato il calcio. Si scostò, arretrando. La macchina era sempre spenta, silenziosa.
Lansing girò sui tacchi e uscì zoppicando dal ripostiglio.
