IV

Arrivato a casa, Lansing si preparò qualcosa da bere e sedette accanto a una finestra per assistere all’agonia del giorno. Era una storia ridicola, si disse. Non poteva essere accaduto, eppure sapeva che era accaduto veramente. Per cercarne la conferma, mise una mano in tasca e fece tintinnare i due dollari d’argento. Da anni non possedeva un dollaro d’argento, figurarsi due. Li tolse dalla tasca e li esaminò. Entrambi, vide, portavano una data recente. Già molti anni prima tutti quelli che avevano un contenuto apprezzabile d’argento erano stati rastrellati dagli speculatori o dai numismatici. Le due chiavi, fissate al rettangolo di plastica, stavano sul tavolino dove le aveva buttate. Tese la mano per prenderle, e poi la ritrasse senza toccarle.

Restò seduto, tenendo in mano il bicchiere che ancora non aveva portato alle labbra, e pensò ancora una volta a ciò che era successo, e scoprì, con un senso di stupore, che si sentiva un po’ insudiciato e si vergognava, come se avesse commesso qualcosa d’ignobile. Tentò di comprendere perché provava quella sensazione; ma sembrava che non ve ne fosse motivo, a parte il fatto che entrando nello stanzone a fianco della Rathskeller aveva compiuto un’azione non del tutto normale. In tutta la sua vita non aveva mai commesso azioni furtive, e non l’aveva fatto neppure questa volta, almeno fisicamente; ma quando aveva aperto la porta del magazzeno dimenticato, aveva avuto l’impressione di sgattaiolare furtivo, di commettere un atto che non si attagliava alla dignità della sua posizione di docente di un college piccolo ma stimato, forse addirittura illustre.

Ma non era tutto, si disse. La furtività, la sensazione di essere un po’ sporco, non era tutto. Ora, ripensandoci, si rendeva conto che aveva nascosto qualcosa a se stesso. C’era qualcosa che non voleva affrontare, che rifiutava di affrontare.



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