Alleras aveva smesso di sorridere. «Tu ora ti devi scusare.»

«Davvero?» fece Leo. «E come potrei? Ho la gola talmente secca…»

«Ogni parola che pronunci… getti vergogna sulla tua casata» disse Alleras. «Ed essendo uno di noi, getti vergogna sulla Cittadella.»

«Lo so. Forza, offrimi del vino, e ci annegherò la mia vergogna.»

«Ti strapperei via quella linguaccia…» minacciò Mollander.

«Sul serio? Ma poi come farei a parlarti dei draghi?» Leo scrollò nuovamente le spalle. «Lo scimmiotto dice il giusto. La figlia del re Folle è viva, ed è lei che ha tre draghi.»

«Tre?» Roone era stupefatto.

«Più di due e meno di quattro.» Leo gli diede dei colpetti sulla mano. «Non tenterei di ottenere l’anello d’oro, se fossi in te.»

«E lascialo stare» intimò Mollander.

«Come sei cavalleresco, Saltarospo! Come desideri. Chiunque abbia navigato fino a cento leghe da Qarth parla di quei draghi. C’è chi dice addirittura di averli visti. Il Mago è incline a crederci.»

«Marwyn non c’è con la testa.» Armen protese le labbra in segno di disappunto. «L’arcimaestro Perestan è il primo a dirlo.»

«Lo dice anche l’arcimaestro Ryam» intervenne Roone.

Leo sbadigliò. «Il mare è bagnato, il sole è caldo e il gregge odia il mastino.»

"Ha una parola di spregio per tutti" pensò Pate, ma al tempo stesso non poteva negare che Marwyn sembrava più un mastino che un maestro. "Come se ti volesse mordere." Il Mago non era come gli altri maestri. La gente diceva che preferiva la compagnia delle baldracche e degli stregoni, che parlava nel loro linguaggio con i villosi ibbenesi e con i nativi neri come il carbone delle isole dell’Estate, che faceva sacrifici a strane divinità nei piccoli templi dei marinai giù al molo.



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