Pate non aveva mai visto Approdo del Re, ma sapeva che era una città di canniccio e argilla, una distesa di strade fangose, tetti di tegole e strutture di legno. Vecchia Città era fatta di pietra, e tutte le sue strade erano acciottolate, dalle grandi arterie fino al vicolo più misero. La città non appariva mai così bella come al sorgere del sole. A ovest del fiume, gli edifici dell’ordine dei Maestri si susseguivano lungo la riva come una fila di palazzi nobiliari. A monte, le cupole e le torri della Cittadella si levavano su entrambe le sponde del Vino di Miele, collegate da ponti di pietra, circondate da padiglioni e case. A valle, sotto le mura di marmo nero e le finestre ad arco del Tempio Stellato, le casupole del popolino si ammassavano come bambini raccolti ai piedi di un vecchio saggio.

E più oltre, dove il Vino di Miele si allargava nello stretto dei Sussurri, svettava la Hightower, con i suoi fuochi scintillanti contro l’alba. Dalla sua posizione, in cima alle scogliere dell’isola della Battaglia, la sua ombra si proiettava sulla città come una spada oscura. Chi era nato e vissuto a Vecchia Città, era in grado di capire l’ora del giorno in base a dove cadeva quell’ombra. Alcuni asserivano che dalla sua sommità si riusciva a vedere fino alla Barriera, l’immane sbarramento di ghiaccio all’estremo nord dei Sette Regni. Forse era per questo che da oltre dieci anni lord Leyton non scendeva dalla Hightower, preferendo dominare la sua città dalle nubi.

Il carretto di un macellaio superò Pate cigolando lungo la strada del fiume, con cinque maialini sul pianale che rugliavano di paura. Pate saltò di lato, evitando di essere inzuppato da una donna che da una finestra svuotava i pitali pieni degli escrementi della notte. "Quando sarò maestro in un castello avrò un cavallo mio" pensò. Poi inciampò in un ciottolo e si domandò chi volesse ingannare. No, non ci sarebbero state catene di maestro per lui, né scanni al desco di un alto lord, né destrieri bianchi da montare. Avrebbe trascorso i suoi giorni con le orecchie piene del gracchiare incessante dei corvi, ripulendo chiazze di merda dalle mutande dell’arcimaestro Walgrave.



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