«Non tutti» replicò Alleras. «Il re Mendicante aveva una sorella.»

«Credevo le avessero sfracellato il cranio contro un muro» disse Roone.

«No» ribatté Alleras. «Fu la testa del giovane principe Aegon, il figlio minore di Rhaegar, a essere fracassata contro un muro dai coraggiosi soldati del Leone di Lannister. Stiamo parlando della sorella di Rhaegar, venuta alla luce alla Roccia del Drago prima della caduta dei Targaryen. Quella chiamata Daenerys.»

«"Nata dalla tempesta." Adesso ricordo.» Mollander alzò il boccale, scuotendo il sidro rimasto. «A lei io brindo!» Dopo averlo svuotato, lo batté sulla panca, ruttò e si passò il dorso della mano sulle labbra. «Dov’è Rosey? La nostra legittima regina si merita un altro giro di sidro, non siete d’accordo?»

«Abbassa la voce, stolto.» Armen l’Accolito era allarmato. «Non dovresti neanche dire cose del genere. Non si sa mai chi è in ascolto. Il Ragno ha orecchie dappertutto.»

«Ah, non pisciarti addosso, Armen. Stavo solo proponendo un brindisi, non una rivolta.»

Pate udì qualcuno sogghignare. Una sottile voce vellutata riecheggiò alle sue spalle. «L’ho sempre saputo che eri un traditore, Saltarospo.» Leo il Pigro era stravaccato all’imboccatura del vecchio ponte di assi, drappeggiato in mantello a strisce verde e oro, con una cappa di seta nera trattenuta alla spalla da una rosa di giada. A giudicare dalle chiazze, il vino colato sul davanti del mantello era di un rosso cupo. Una ciocca di capelli biondo cenere gli ricadeva su un occhio.

Nel vederlo, Mollander si irrigidì. «Alla malora. Vattene. Non sei il benvenuto qui.» Alleras gli posò una mano sul braccio per calmarlo, mentre Armen corrugava la fronte. «Leo, mio signore. Avevo creduto di capire che saresti stato confinato nella Cittadella per…»



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