
Ero nelle sue stesse condizioni. L’unica cosa di cui mi rendevo conto era che Flip aveva accuratamente appallottolato ogni ritaglio, prima di gettarlo nel cestino, e che non avevo modo di lisciarli tutti quella sera. Come risultato, non solo non mi accorsi del primo evento di una catena che avrebbe portato a una scoperta scientifica, ma fui sul punto di perdermi anche il secondo. E il terzo.
Misi il cestino della carta straccia sul banco del laboratorio, sopra la mia ricerca sul jitterbug, sigillai col nastro adesivo la parte superiore della scatola, vi incollai un’etichetta che diceva: NON TOCCARE! MI RIFERISCO A TE, FLIP! e andai all’auto. Nel parcheggio pensai che probabilmente Flip non sapeva nemmeno leggere e tornai in ufficio a prendere il cestino della carta straccia.
Mentre aprivo la porta, squillò il telefono. — Come va? — disse Billy Ray, quando risposi. — Indovina dove sono?
— Nel Wyoming? — tentai. Billy Ray era il proprietario di un ranch di Laramie. Uscivamo insieme, qualche tempo prima, quando facevo ricerche sui balli dei cowboy.
— Nel Montana — disse Billy Ray. — A metà strada fra Lodge Grass e Billings. — Quindi chiamava dal cellulare. — Sono in viaggio per vedere delle Targhee. Sono le più in voga del momento.
Immaginai che fossero anche mucche. Al tempo della mia fase balli, le più in voga del momento erano state le Longhorn Aberdeen. Billy Ray era un simpatico ragazzo e un compendio ambulante di mode country-western. Due piccioni con una fava.
— Questo sabato sono a Denver — disse Billy Ray, con un balbettio che significava che il cellulare cominciava a trovarsi fuori portata. — Per un seminario sull’uso dei computer nella conduzione dei ranch.
Mi domandai oziosamente quale sarebbe stato l’acronimo. Metodologia Ultimativa Conduzione Computerizzata Allevamento?
— Così ho pensato che potevamo mangiare un boccone insieme. A Boulder c’è un nuovo locale prateria.
