
La cucina della prateria era l’ultimo grido. — Mi dispiace — dissi, guardando il cestino sul tavolo. — Ho avuto un imprevisto. Questo fine settimana mi tocca lavorare.
— Dovresti solo cacciare tutto dentro il computer e far lavorare lui. Io ho infilato nel PC il mio intero ranch.
— Lo so — dissi. Magari fosse stato così semplice!
— Ti serve uno scanner di testi — disse Billy Ray, mentre il ronzio del cellulare diventava più insistente. — Così non devi neppure battere sui tasti.
Chissà se uno scanner legge anche i fogli spiegazzati, pensai.
Il ronzio divenne una serie di scariche. — Bene, facciamo per un’altra volta — disse più o meno Billy Ray e finì nell’oblio cellulare.
Riagganciai la mia modesta cornetta non cellulare e presi il cestino. Sotto, semisepolti nella ricerca sul jitterbug, c’erano i libri che già da due giorni avrei dovuto restituire alla biblioteca. Li misi sopra la striscia di nastro adesivo, che resse, presi il cestino della carta straccia, portai il tutto in macchina e andai alla biblioteca.
Visto che passo i giorni lavorativi a studiare mode, molte delle quali sono francamente disgustose, ho l’impressione che sia mio dovere, dopo il lavoro, incoraggiare quelle che mi piacerebbe vedere attecchire, come la segnalazione di cambio di corsia e il cheesecake al cioccolato. E la lettura.
Inoltre le biblioteche sono ottimi luoghi per osservare tendenze nei bestseller e nella gestione delle biblioteche. E nell’abbigliamento delle bibliotecarie.
— Cosa c’è nella lista prenotazione di questa settimana, Lorraine? — domandai alla bibliotecaria seduta al banco. La donna portava una felpa mélange bianco e nero, con la scritta POPPAMENTE FANTASTICO, e un paio di orecchini a mucca Holstein bianca e nera.
— Sotto la guida del fato — rispose. — Ancora. La lista prenotazione è lunga un braccio. Lei è… — Guardò lo schermo del computer e contò. — Al quinto posto. Era al sesto, ma la signora Roxbury ha rinunciato.
