“Allora questa è la sua occasione per comprarlo” aveva detto lei.

Bene, anche questa era una moda, e come sociologa avrei dovuto notarla con interesse e cercare di stabilirne le origini. Non avevo fatto niente. Invece avevo iniziato a prendere libri. Tutti i miei preferiti, che non avevo mai preso perché ne avevo una copia a casa, e tutti i classici e ogni libro con una vecchia legatura in tela, che forse un giorno qualcuno potrebbe voler leggere, quando si saranno esaurite le mode correnti di sentimentalismo e cattivo gusto.

Stavolta presi La scatola sbagliata, in onore degli eventi di quel giorno; e poiché del dottor O’Reilly avevo visto per prima cosa le gambe che sporgevano da sotto un grande oggetto, Il mago di Oz, poi continuai con gli autori della B e cercai Bennett. Il racconto delle vecchie non c’era (probabilmente era già finito nei libri svenduti), ma proprio accanto a Beckett c’era Così muore la carne di Butler, e ciò significava che Il racconto delle vecchie poteva semplicemente essere finito nello scaffale sbagliato.

Cominciai a passare in rassegna gli scaffali, cercando qualcosa di polposo, rilegato in tela e intonso. Borges; Cime tempestose, che avevo già preso quest’anno; Rupert Brooke. E Robert Browning. Opere complete. Non era Arnold Bennett, ma era rilegato in tela e polposo e aveva ancora una tasca all’antica e un cartoncino di restituzione. Presi Browning e Borges e li portai al banco.

— Ho ricordato cosa c’era nella lista prenotazioni — disse Lorraine. — Una novità. Guida alle fate.

— Cos’è, un libro per bambini?

— No. — Lorraine lo tolse dallo scaffale dei prenotati. — Parla della presenza di fate nella nostra vita quotidiana.

Mi porse il libro. Aveva sulla copertina una fata che scrutava da dietro un computer e rispondeva a uno dei requisiti di un libro alla moda: era lungo solo 80 pagine. I ponti di Madison County contava 192 pagine, Il gabbiano Jonathan Livingston ne aveva 93 e Addio, Mister Chip, molto di moda nel 1934, solo 84.



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