
Volare, pensò Miles. Io voglio volare. - Signore… fino a che punto è davvero un cesso questa base?
— Sciocchezze. Non si lasci fuorviare da un soprannome scherzoso, alfiere Vorkosigan — disse Cecil, pietosamente.
Certo. Ma non è un nome che lei darebbe alla sua tenuta di campagna. - Sì, signore. Però… in fanteria? I miei limiti fisici non dovrebbero essere d'ostacolo, se tenuti nel debito conto, ma non posso far finta che non esistano. In caso contrario mi converrebbe cascare in qualche buca fin dall'inizio, finire all'ospedale e far risparmiare tempo a tutti quanti. — Dannazione, perché mi hanno fatto occupare un prezioso posto nella più costosa scuola di Barrayar per tre anni, se volevano solo mandarmi a crepare in un buco sperduto? - Voglio dire, ho sempre supposto che questi limiti sarebbero stati presi in considerazione.
— Quella di ufficiale meteorologico è una specializzazione tecnica, alfiere — lo rassicurò il maggiore. — Nessuno la costringerà ad ammazzarsi sui percorso di guerra carico di uno zaino da campo. Dubito che esista un ufficiale disposto a spiegare all'ammiraglio perché un Vorkosigan viene rispedito a casa in una bara. — La sua voce si fece improvvisamente fredda. — Una bara che non occuperebbe molto spazio sull'aereo. Adatta a un mutante.
Cecil non aveva pregiudizi; lo stava solo mettendo alla prova. Sempre prove. Miles abbassò la testa. — Potrei esserlo, come potrebbero esserlo quelli che discenderanno da me.
— Ci ha pensato, vero? — Lo sguardo di Cecil assunse una luce speculativa, e di vaga approvazione.
— Da anni, signore.
— Mmh. — Il maggiore ebbe l'ombra di un sorriso, poi saltò giù dalla scrivania e gli porse la mano. — Buona fortuna, allora, Lord Vorkosigan.
