Miles gliela strinse. — Grazie, signore. — Piegò il foglio e rimise nella busta i permessi di viaggio.

— Qual è la sua prima tappa? — domandò Cecil.

Un'altra prova. Doveva essere un riflesso connaturato in lui. Miles fu svelto a rispondere: — L'archivio dell'Accademia.

— Ah!

— Per una copia del manuale del Servizio Meteorologico. E altro materiale necessario.

— Molto bene. Comunque, l'ufficiale che lei deve sostituire starà sul posto per un breve periodo, finché lei non si sarà orientato.

— È un vero sollievo saperlo — disse Miles, con convinzione.

— Non stiamo cercando di renderle le cose impossibili, alfiere.

Solo maledettamente sgradevoli. - È un sollievo sapere anche questo, signore. — Il saluto con cui Miles si accomiatò fu quasi degno di un buon subordinato.


Miles fece l'ultimo tratto del percorso per l'isola Kyril a bordo di una grossa navetta atmosferica automatica, insieme a un annoiato pilota di riserva ed a ottanta tonnellate di rifornimenti. Aveva trascorso la maggior parte di quel viaggio solitario sfogliando freneticamente il materiale meteorologico di cui disponeva. E poiché il programma di volo aveva subìto lunghi ritardi per il carico nelle due ultime tappe, quando la navetta rullò sulla pista della Base Lazkowski poté consolarsi con la constatazione che era riuscito a studiare molto più del previsto.

I portelli della stiva si aprirono, lasciando entrare la debole luce di un sole che indugiava stancamente presso l'orizzonte. La brezza di fine estate poteva vantare cinque gradi abbondanti sopra il punto di congelamento dell'acqua. I primi militari che Miles vide furono una squadra di uomini in tuta da fatica nera, addetti ai carrelli, al comando di un caporale dall'aria pigra che sali a farsi consegnare le bolle di carico dal pilota. Dallo sguardo con cui si sprecò a constatare la presenza di un passeggero, Miles dedusse che l'incaricato di accogliere il nuovo ufficiale meteorologico non era lui. Scrollò le spalle e si avviò giù per la scaletta.



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