
All'inizio, anche Il gioco dei Vor può sembrare un romanzo per ragazzi. Miles è appena uscito dall'Accademia Militare Imperiale, dove ha superato brillantemente tutte le prove più impegnative, e gli viene affidata la sua prima missione. Le complicazioni che nascono da questa situazione lo seguiranno per tutto il romanzo, poiché viene incaricato di scoprire che cosa succede nelle zone dove sono dislocati strategicamente i vari "corridoi", ovvero quelle pieghe nel tessuto spaziale che permettono di viaggiare a velocità superiori a quella della luce. I pianeti o i sistemi planetari che controllano i corridoi sono come le città che controllano i passi di montagna o le rotte sul mare; se una posizione invidiabile può garantire a queste città prestigio e ricchezza, inevitabilmente può anche trasformarle in luoghi pieni di pericoli, insidie e intrighi a non finire.
Ed è nell'intrigo, naturalmente, che brillano le qualità di Miles, perché egli è sempre costretto a intuire le motivazioni e i processi mentali delle persone per poter sopravvivere. Ne Il gioco dei Vor, comunque, si deve misurare con gente altrettanto abile, priva però del senso dell'onore. Come sottolinea la Bujold, Miles non è un semplice protagonista, ma un vero "eroe".
La stessa Bujold, come accade a molti scrittori, ha dovuto imparare in prima persona a superare handicap e delusioni. Ad esempio, ha dovuto inventarsi una carriera, mentre cercava di non perdere il lavoro, anche se nel suo caso si trattava di un compito abbastanza elastico, cioè quello di essere moglie, nonché madre di due bambini.
