
— Ender e io non siamo stupidi. Sappiamo fare i nostri progetti come te. Meglio di te in certe cose. Siamo tutti bambini così meravigliosamente intelligenti, no? Tu non sei il più furbo, Peter, sei soltanto il più grosso.
— Oh, lo so. Ma verrà il giorno in cui dimenticherai, e non sarai accanto a lui. E all’improvviso ricorderai, e correrai a cercarlo, e lui sarà lì sano e tranquillo. E la volta dopo non ti affretterai tanto, e non lo cercherai così in fretta. E ogni volta lui sarà sano e tranquillo. E crederai che io abbia dimenticato tutto. Anche se ripenserai a quel che sto dicendo adesso, dirai a te stessa che io ho dimenticato. E passeranno gli anni. E poi accadrà un terribile incidente, e sarò io a trovare il suo cadavere, e piangerò e singhiozzerò su di lui, e tu ricorderai questa conversazione, Vally, ma nel ricordarla avrai vergogna dei tuoi sospetti perché saprai che io sono cambiato, che è stato davvero un incidente, che da parte tua è crudele ripensare alle parole che ho detto durante una lite da bambini. Salvo che sarà tutto vero. Io avrò mantenuto la promessa, e lui sarà morto, e tu non farai niente di niente. E continuerai a credere che io sono soltanto il più grosso di noi.
— Il più grosso pezzo di cacca — disse Valentine.
Peter balzò in piedi e si mosse verso di lei. Valentine lo evitò correndo di lato. Ender si strappò via la maschera. Ma Peter si gettò lungo disteso sul suo letto e cominciò a ridere, forte e con vero divertimento, finché ebbe gli occhi colmi di lacrime. — Oh, voialtri due siete proprio dei super-poppanti, davvero, i più grossi poppanti del sistema solare.
Ender si alzò in piedi, lo guardò ridere e pensò a Stilson, pensò a quel che aveva provato nel prendere a calci il suo corpo. Lui era quello che ne aveva bisogno. Lui era quello a cui avrei dovuto farlo.
Come se gli avesse letto nella mente, Valentine sussurrò: — No, Ender.
Con una rapida contorsione Peter si volse, balzò giù dal letto e si mise bellicosamente in posa. — Oh, sì, Ender — disse. — Quando vuoi, Ender.
