
Molto tempo dopo Ender sentì il suo respiro lento e capì che s’era addormentato. Si strappò via il cerotto dalla nuca. E per la seconda volta in quel giorno pianse in silenzio.
CAPITOLO TERZO
GRAFF
— La sorella è il nostro punto più debole. Le vuol bene davvero.
— Lo so. Lei può bloccarci. Il ragazzo non vuole lasciarla.
— Perciò, cosa intendete fare?
— Lo persuaderemo che desidera venire con noi più di quanto voglia restare con lei.
— In che modo pensa di riuscirci?
— Gli mentirò.
— E se non funziona?
— Allora gli dirò la verità. Ci è concesso farlo, in caso di emergenza. Abbiamo linee di condotta pronte per ogni circostanza, lo sa.
All’ora di colazione Ender non aveva un briciolo d’appetito. Stava cominciando a chiedersi come sarebbe stata, a scuola. Affrontare Stilson dopo la zuffa del giorno prima. Cos’avrebbero fatto gli altri della sua banda? Probabilmente nulla, ma di questo non poteva essere sicuro. Scoprì che non aveva voglia di andarci.
— Ender, non hai ancora mangiato niente — disse sua madre.
Peter entrò in cucina. — Buongiorno, Ender. Grazie per aver lasciato tutti gli asciugamani bagnati, nella doccia.
— Per te farei questo ed altro — mormorò lui.
— Andrew, devi mangiare.
Ender tese un braccio e le porse la parte interna del gomito, in un gesto che diceva: allora nutritemi attraverso un ago.
— Molto divertente — sospirò sua madre. — Non c’è bisogno che io mi preoccupi per voi, vero? È bello avere figli tanto geniali.
— Sono i tuoi geni che ci hanno fatti cosi geniali, mamma — disse Peter. — Per fortuna i geni di papà quel giorno erano in ferie.
