— Ti ho sentito — borbottò suo padre, senza alzare gli occhi dal video-giornale acceso sul piano del tavolo.

— In caso contrario la mia battuta sarebbe andata sprecata.

Il tavolo emise una nota musicale. Qualcuno era alla porta.

— Chi può essere? — chiese la donna al marito.

Lui sfiorò un pulsante della tastiera e sul video della cucina apparve la figura di un uomo, a mezzo busto. Indossava una uniforme, l’unica riconoscibile all’istante in tutto il pianeta: quella della Flotta Internazionale.

— Credevo che con questa faccenda avessimo chiuso — disse il padre.

Peter tacque, limitandosi a versare il latte nel suo piatto di cereali. Ma Ender s’era irrigidito. Forse oggi non dovrò andare a scuola, dopotutto.

Suo padre batté il codice d’apertura per la porta e si alzò da tavola. — Me ne occupo io — disse. — Voi fate colazione.

Gli altri annuirono, ma nessuno cominciò a mangiare. Qualche minuto dopo l’uomo riapparve sulla soglia e accennò alla moglie di seguirlo in soggiorno.

— Sei nei guai fino al collo — commentò Peter. — Hanno scoperto quel che hai fatto a Stilson, e adesso sarai deportato sulla Cintura degli Asteroidi.

— Ho soltanto sei anni, idiota. Sono troppo giovane.

— Sei un Terzo, caccola. Voi non avete diritti civili.

Valentine fece il suo ingresso in cucina, insonnolita e coi capelli scompigliati intorno al volto. — Dove sono mamma e papà? Oggi mi sento troppo male per andare a scuola.

— Un altro esame orale, eh? — chiese Peter.

— Oh, taci, Peter — disse Valentine.

— Dovresti essere tranquilla e riderci sopra — continuò Peter. — Potrebbe andarti peggio.

— Non vedo come.

— Potrebbe essere un esame anale.

— Davvero spiritoso, proprio — disse Valentine. — Dove sono mamma e papà?

— Stanno parlando con un tipo della F.I.

D’impulso lei guardò Ender. D’altronde ormai da anni si aspettavano che qualcuno venisse a dir loro che Ender aveva superato l’esame, che c’era bisogno di lui.



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