
— Con lui c’era la sua banda — disse Ender.
— E con ciò? Questo giustifica tutto?
— No, signore.
— Dimmi perché hai continuato a colpirlo. Avevi già vinto.
— Buttandolo a terra avevo vinto solo il primo scontro. Io volevo vincere subito anche i prossimi, definitivamente, cosi mi avrebbero lasciato in pace. — Ender non poté evitarlo, era troppo spaventato, troppo vergognoso di quel che aveva fatto: malgrado ogni tentativo di controllarsi scoppiò di nuovo in lacrime. Piangere non gli piaceva, e lo faceva di rado, ma ecco che adesso in meno di ventiquattr’ore gli succedeva per la terza volta. E la cosa più vergognosa era piangere così davanti ai suoi genitori e a quello sconosciuto in divisa. — Voi mi avete levato il monitor — ansimò. — Dovevo cavarmela da solo, si o no?
— Ender, avresti dovuto chiedere aiuto a un adulto… — cominciò a dire suo padre.
Ma l’ufficiale si alzò e attraverso il soggiorno, quindi porse la mano al bambino. — Il mio nome è Graff, Ender. Colonnello Hyrum Graff. Sono il direttore dei corsi di addestramento alla Scuola di Guerra, nella Cintura. Sono venuto per invitarti a iscriverti alla Scuola.
Dopo tutto quel che era accaduto. — Ma il monitor…
— Il passo conclusivo nel tuo esame consisteva nel vedere come avresti reagito una volta privo del monitor. Non sempre facciamo a questo modo, ma nel tuo caso…
— E ho superato l’esame?
Sua madre lo fissava, incredula. — Dopo aver mandato il ragazzo Stilson all’ospedale? Che avreste fatto se Andrew l’avesse ucciso? Gli avreste dato una medaglia?
— Non è ciò che ha fatto, signora Wiggin. È il perché. — Il colonello Graff le porse una cartelletta piena di fogli. — Qui c’è l’autorizzazione al prelievo legalizzato: vostro figlio è stato ritenuto idoneo dal Dipartimento Selezioni della F.I. Naturalmente abbiamo già il vostro consenso legale, firmato prima che vi venisse data l’autorizzazione a concepire il bambino. Fin da allora, se giudicato idoneo, lui appartiene a noi.
