
E Peter non mi odierà più. Appena torno a casa gli faccio vedere che mi hanno levato il monitor, così saprà anche che non ce l’ho fatta. E che sarò un bambino qualsiasi, adesso, come lui. Non sarà più così crudele, allora. Dimenticherà che io ho tenuto il monitor per un anno più di lui. E saremo…
Non amici, probabilmente. No, Peter era troppo pericoloso. Peter andava in collera troppo facilmente. Fratelli, comunque. Non nemici, non amici, ma fratelli… capaci di vivere nella stessa casa. Non mi odierà, mi lascerà in pace. E quando avrà voglia di giocare a Scorpioni e Astronauti, forse sarò io a non volere, forse me ne andrò a leggere un libro.
Ma anche mentre si diceva questo, Ender sapeva che Peter non avrebbe smesso di prendersela con lui. C’era qualcosa nei suoi occhi quando Peter era in vena di pazzia, e ogni volta che lui vedeva quello sguardo, quel lampo nelle pupille, poteva star certo che Peter avrebbe fatto di tutto salvo che lasciarlo in pace. Voglio esercitarmi al piano, Ender. Vieni a girare le pagine per me. Oh, il bambino col monitor ha troppo da fare per aiutare suo fratello? Si crede molto intelligente, vero? Vuoi ammazzare un po’ di Scorpioni, Astronauta? No, no, io non ho bisogno del tuo aiuto. Posso benissimo fare da solo, razza di bastardo, piccolo stupido Terzo!
— Non ci vorrà molto, Andrew — disse il dottore.
Ender annuì.
— È progettato per essere rimosso. Senza infezioni e senza danni. Ma proverai un po’ di prurito, e qualcuno a volte dice d’avere la sensazione che gli manchi qualcosa. Capiterà anche a te di guardarti intorno come in cerca di questo qualcosa, senza trovarlo, e senza neanche sapere cosa stai cercando. Perciò te lo dico io: quello che ti scoprirai a cercare è il monitor, e non ci sarà più. In pochi giorni questa sensazione sparirà.
