
— Quanti riescono a superare il primo anno? — chiese Ender.
— Tutti quelli che vogliono riuscirci — disse Graff.
Io lo voglio, fu sul punto di dire Ender. Ma tenne a freno la lingua. Questo gli avrebbe risparmiato di tornare a scuola, però il pensiero gli sembrò stupido, perché quel problema si sarebbe risolto comunque in pochi giorni. La cosa lo avrebbe allontanato da Peter… questo era più importante, questo poteva significare la vita stessa. Ma avrebbe dovuto lasciare mamma e papà, e soprattutto Valentine. E diventare un soldato. A Ender non piaceva combattere. Non gli piaceva farlo al modo di Peter, il forte contro il debole, e d’altronde neppure a modo suo, l’intelligente contro lo sciocco.
— Credo che adesso — disse Graff, — Ender e io dovremmo parlare un po’ in privato.
— No — disse il padre.
— Non lo porterò via senza darvi la possibilità di parlare ancora con lui — disse Graff. — Comunque non potete impedirmelo, sia chiaro.
Il signor Wiggin fissò Graff in silenzio per qualche istante, poi si volse e lasciò la stanza. La madre di Ender si fermò a stringergli forte una mano. Subito dopo uscì e chiuse la porta.
— Ender — cominciò Graff, — se vieni con me non potrai tornare qui per molto tempo. Alla Scuola di Guerra non ci sono vacanze. E non sono ammesse le visite. Il corso completo di addestramento durerà fino al tuo sedicesimo compleanno… e potrai godere del primo periodo di libera uscita, a certe condizioni, solo quando avrai dodici anni. Puoi credermi quando ti dico che in sei anni, in dieci anni, la gente cambia, Ender. Tua sorella Valentine sarà una donna il giorno in cui potrai rivederla di nuovo, se verrai con me. Sarete due sconosciuti. Tu le vorrai bene ugualmente, Ender, ma non la riconoscerai neppure. Come vedi, non ti sto dicendo che sarà facile.
