Si pararono davanti ai Cinque Eserciti. Levando la spada, Enar disse a Kamye: Mio signore, ho la tua morte nelle mani! Allora Kamye rispose: Fratello, le tue mani stanno stringendo soltanto la tua morte.

Li conosceva già quei versi. Tutti li conoscevano. E così, Enar lasciò cadere la spada, perché era un eroe e un sant'uomo, il fratello minore del Signore. Ma io non posso lasciar andare la mia morte. La stringerò fino alla fine, la terrò in gran conto, l'odierò, la mangerò, la berrò, le presterò ascolto, le cederò il mio letto, la compiangerò, tutto tranne lasciarla andare.

Uscì dalle sue riflessioni per ammirare il pomeriggio sulle paludi: il cielo, riflesso in una lontana curva di canale, era d'un azzurro fosco privo di nubi e la luce del sole splendeva dorata sopra le spianate bigie dei canneti e tra gli steli delle canne. Soffiava il raro vento dolce d'occidente. Una giornata perfetta. Com'è bello il mondo, com'è bello il mondo! Una spada in mano mia, rivolta contro di me. O Signore, perché crei tanta bellezza per ucciderci?

Proseguì con passo stanco, stringendosi il nodo della sciarpa con uno strattone nervoso. Di questo passo, tra poco si sarebbe ritrovata a girovagare tra gli acquitrini gridando a squarciagola, come Abberkam.

Ed eccolo, quando parli del lupo: eccolo che arrancava con quella sua andatura da cieco, come se riuscisse a vedere soltanto i suoi pensieri, e percuoteva la strada con il grosso bastone, manco stesse ammazzando un serpente. I lunghi capelli grigi gli svolazzavano attorno alla faccia. Non stava gridando, gridava soltanto di notte, e ormai nemmeno per molto, però parlava, gli vedeva le labbra che si muovevano. Poi lui la notò, e serrò la bocca, e si ricompose, guardingo come un animale selvatico. Si andarono incontro sulla stretta passerella, e non c'erano altri esseri umani in quel deserto di canne e melma e acqua e vento.



14 из 280