«Buona sera, Capo Abberkam,» disse Yoss, quando furono a pochi passi. Che omone che era, non riusciva mai a capacitarsi di quanto fosse alto e largo e pesante fin quando non lo rivedeva, la pelle scura ancora liscia come quella di un giovincello, anche se la testa non stava più tanto eretta e i capelli erano grigi e ribelli. E quel grosso naso a uncino e gli occhi diffidenti, ciechi. Abberkam borbottò una specie di saluto, rallentando appena l'andatura.

Oggi Yoss si sentiva incompresa. Era nauseata dai propri pensieri e dolori e manchevolezze. Si fermò, di modo che lui si dovesse arrestarsi per evitare di sbatterle contro, e disse, «Eri alla veglia, ieri sera?»

Lui abbassò gli occhi sulla donna. A Yoss parve che la stesse mettendo a fuoco. Poi alla fine Abberkam domandò, «Veglia?»

«Ieri sera hanno sepolto il vecchio Uad. Tutti gli uomini si sono ubriacati, ed è una bella fortuna che non sia definitivamente scoppiata la faida.»

«Faida?» ripeté lui col suo vocione profondo.

Forse non era più capace di concentrarsi, eppure Yoss era indotta lo stesso a parlargli, ad arrivare a lui. «I Dewi e i Kamanner. Stanno litigando su quell'isola arabile poco a nord del villaggio. E quei due poveri ragazzi vorrebbero essere compagni, mentre i loro padri li minacciano di morte se soltanto si guardano. Che idiozia! Perché non dividono l'isola e lasciano che i loro figli si congiungano e che se la spartiscano? Temo che uno di questi giorni scorrerà il sangue.»

«Il sangue,» disse il Capo, facendo eco un'altra volta come un demente, e poi, con quella vociona profonda, la voce che lei aveva sentito gridare per lo strazio, di notte nelle paludi, disse lentamente, «Quegli uomini. Quei bottegai. Hanno anime da possidenti. Non ammazzeranno. Ma non spartiranno nemmeno. Se si tratta di proprietà, non lasceranno correre. Mai.»

Lei rivide la spada levata.

«Ah,» fece, rabbrividendo. «Allora i ragazzi dovranno aspettare… che i vecchi muoiano…»



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