
Si guardò alle spalle una volta soltanto. Abberkam si stava muovendo molto piano, o forse s'era addirittura fermato, non ne era ben sicura. Lei proseguì, prendendo a destra dove la passerella si biforcava, scendendo nel sentiero di palude che portava alla sua casupola.
Trecento anni prima questi acquitrini erano stati una vasta valle agricola verdeggiante, una delle prime a essere irrigate e coltivate dalla Compagnia delle Piantagioni Agricole quando aveva portato i suoi schiavi da Werel alla colonia su Yeowe. Troppo ben irrigata, troppo ben coltivata: i fertilizzanti chimici e i sali del terreno s'erano accumulati fino a rendere impossibile la crescita di alcunché, di modo che i possidenti s'erano trasferiti altrove a procacciarsi profitti. Qua e là le sponde dei canali d'irrigazione erano smottate, e le acque del fiume erano tornate a scorrere liberamente, raccogliendosi in laghetti e defluendo in anse, portandosi dietro pian piano anche il terreno. Adesso lì crescevano le canne, chilometri e chilometri di canneto che si curvava al vento, all'ombra delle nubi e delle ali dei trampolieri. Qua e là, su un'isola di roccia più solida, restavano alcuni campi e un villaggio di schiavi, qualche mezzadro, gente inutile su una terra inutile. La libertà della desolazione. E per tutte le paludi c'erano case disabitate.
Man mano che invecchiava, la popolazione di Werel e Yeowe si riduceva al silenzio, come gli raccomandava la loro religione. Quando i loro figli erano cresciuti, quando avevano terminato la loro opera di padrone di casa e cittadino, quando l'anima si fortificava con l'indebolirsi del corpo, si lasciavano alle spalle la vita e tornavano a mani vuote in posti solitari. Persino nelle Piantagioni i Boss avevano lasciato liberi gli schiavi di andarsene nel deserto, affrancati. Qui al nord, i liberti delle città arrivati nelle paludi vivevano come reclusi in case abbandonate. Adesso, dopo la Liberazione, arrivavano anche le donne.
