Alcune case erano fatiscenti, e ogni facitore d'anima le poteva reclamare. Molte, come la capanna di canne intrecciate di Yoss, erano proprietà di abitanti di villaggio che le conservavano per darle a un liberto eremita come adempimento religioso, come modo per arricchire la propria anima. A Yoss non dispiaceva sapere di essere una fonte di profitto spirituale per il suo padrone di casa, un individuo avido il cui conto in sospeso con la Provvidenza sarebbe stato altrimenti in notevole passivo. Le piaceva sentirsi utile. Lo prendeva per un altro segno della sua incapacità a lasciar andare la sua presa sul mondo, come le aveva comandato il Signore Iddio Kamye. Non sei più utile, le aveva detto in cento modi, ancora e ancora, sin da quando aveva compiuto sessant'anni, ma lei non lo stava ad ascoltare. Aveva lasciato il mondo rumoroso per venire nelle paludi, ma dimenticava il mondo chiacchierando e spettegolando e cantando e gridando nelle proprie orecchie. Non voleva ascoltare la voce sommessa del Signore.

Quando rientrò, Eyid e Wada se n'erano già andati. Il letto era rifatto alla perfezione, e il volpino Tikuli ci stava dormendo sopra, rannicchiato attorno alla propria coda. Gubu, il gatto maculato, stava zampettando in giro per casa, chiedendo di essere nutrito. Lo raccolse, carezzandogli la schiena macchiettata di pelo serico mentre lui le strofinava il naso sotto l'orecchio, facendo quel suo insistente ron-ron-ron di piacere e affetto. Poi lo nutrì. Tikuli non ci fece caso, il che era strano. Tikuli stava dormendo troppo. Yoss si sedette sul letto, grattandogli la base delle rigide orecchie dal pelo rosso. Lui si svegliò e sbadigliò e la guardò con quei dolci occhi gialli, agitando il pennacchio rosso della coda. «Non hai fame?» gli chiese. Mangio solo per farti piacere, rispose Tikuli, scendendo dal letto un po' anchilosato. «Oh, Tikuli, mi diventi vecchio,» disse Yoss, e quella spada le si agitò in petto. Era stata sua figlia Safnan a regalarle Tikuli, un cucciolotto rosso, un tornado di zampe e coda piumosa… quanto tempo fa? Otto anni. Tanto tempo. Una vita per un volpino.



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