
Abberkam giaceva come una catena montagnosa sotto il divano, che adesso lei notò essere alquanto sporco. Il respiro era rumoroso, ma profondo e regolare. Yoss si alzò un pezzetto per volta, tutta un dolore, accese il fuoco per scaldarsi, poi fece il tè e indagò lo stato della dispensa. Era rifornita dei generi essenziali, evidentemente il Capo si faceva arrivare i viveri da Veo, la più vicina città di una certa importanza. Si preparò una bella colazione, e quando Abberkam si alzò gli fece un altra tisana. La febbre era calata. Adesso il pericolo è l'acqua nei polmoni, pensò. L'avevano messa in guardia sull'acqua nei polmoni ai tempi di Safnan, e quello era un uomo di una sessantina d'anni. Se smetteva di tossire, era un brutto segno. Lo fece mettere seduto. «Tossisci,» gli disse.
«Fa male,» grugnì lui.
«Devi,» insistette lei, e lui tossì, coff, coff.
«Ancora!» gli ordinò, e lui tossì fin quando tutto il corpo fu scosso dai sussulti.
«Ottimo,» disse Yoss. «Adesso dormi.» E lui dormì.
Tikuli e Gubu dovevano morire di fame! Corse a casa, nutrì i suoi animaletti, li carezzò, si cambiò la biancheria, si sedette accanto al fuoco per una mezz'ora mentre Gubu le faceva le fusa sotto l'orecchio. Poi tornò attraverso la palude alla casa del Capo.
