«Sessant'anni fa,» riprese lui. «Vivevamo nel complesso della piantagione. I canneti. Alcuni di noi ci lavoravano, a tagliar canne e a faticare alla segheria. Quasi tutte le donne, e i bambini. La maggior parte degli uomini e i ragazzi sopra i nove o dieci anni scendevano in miniera. Anche qualche ragazza, le volevano piccoline per lavorare nei pozzi in cui un uomo non si poteva infilare. Io ero grosso. Mi mandarono in miniera che avevo ancora otto anni.»

«E com'era?»

«Buio,» rispose lui. Di nuovo Yoss vide il lampo degli occhi. «Se ci ripenso mi domando come facevamo a vivere, come facevamo a sopravvivere in quel posto. L'aria giù in miniera era tanto densa di polvere da essere nera. Aria nera. La tua lanterna non riusciva a far luce oltre un metro e mezzo. In quasi tutti i punti c'era dell'acqua, che arrivava alle ginocchia di un adulto. In un pozzo aveva preso fuoco una parete di carbone bituminoso, stava bruciando, così tutte le gallerie erano intasate di fumo. Continuavano a lavorarci perché i filoni si trovavano dietro quel carbone. Indossavamo delle maschere, coi filtri, ma non servivano a molto. Respiravamo fumo. Respiravo sempre male, come adesso. Non è solo colpa del berlot. È quel fumo di un tempo. Gli uomini morivano di silicosi. Tutti. A quaranta, quarantacinque anni morivano. I Boss regalavano del denaro alla tua tribù quando un uomo moriva. Una gratifica di morte. Certuni pensavano che ne fosse valsa la pena, mentre morivano.»

«Come hai fatto a uscirne?»

«Mia madre,» rispose Abberkam. «Era la figlia del capo del villaggio. M'ha insegnato lei. Mi ha insegnato religione e libertà.»

Yoss pensò che l'aveva già detto. Era diventata la risposta classica, il mito standard.

«Come? Cosa ti diceva?»

Pausa. «Mi ha insegnato il Verbo,» disse poi Abberkam. «E mi ha detto, "Tu e tuo fratello, voi siete la gente vera, voi siete la gente del Signore, i suoi servitori, i suoi guerrieri, i suoi leoni, soltanto voi. Il Signore Dio Kamye è venuto tra noi dal Verbo Antico, e adesso è nostro, abita tra noi". Ci ha chiamati Abberkam, Lingua del Signore, e Domerkam, Braccio del Signore. Per dire la verità e lottare per essere liberi.»



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