
«Cos'è un "fatto" vecchio di un milione di anni?» replicò il Capo. «Cos'ha a che vedere con te, con me, con noi? Questo è il nostro mondo. Noi siamo noi. Non abbiamo nulla a che spartire con quelli.»
«Adesso sì,» ribatté Yoss seccamente, mentre girava le frittelle di fagioli.
«Non se fosse andata come volevo.»
Lei si mise a ridere. «Non ti dai mai per vinto, eh?»
«No.»
Dopo aver mangiato, lui a letto sul vassoio, lei su uno sgabello presso il focolare, Yoss proseguì, con la sensazione di stuzzicare un toro, di sfidare una valanga a precipitare. Per quanto fosse debole e malato, in lui, nella sua mole, non soltanto fisica, era racchiusa una minaccia. «Era tutto qua, allora?» gli chiese. «Il Partito Mondiale. Avere il pianeta tutto per noi, senza Alieni? Tutto qua?»
«Sì,» rispose lui, con un rombo cupo.
«Perché? Abbiamo tanto a che spartire con l'Ekumene. Ha spezzato il dominio delle Corporazioni. Sta dalla nostra parte.»
«Ci hanno portato su questo mondo come schiavi, ma è anche il mondo in cui troveremo la nostra strada. Kamye è venuto con noi, il Mandriano, lo Schiavo, Kamye lo Spadaccino. Questo è il suo mondo. La nostra terra. Nessuno ce la può regalare. Non abbiamo bisogno di spartire il sapere delle altre genti o di seguire i loro dèi. Qui è dove viviamo, questa terra. Qui è dove moriremo per raggiungere il Signore.»
Dopo un po', Yoss disse, «Ho una figlia, e un nipote e una nipote. Hanno lasciato questo mondo quattro anni fa. Sono su una nave diretta verso Hain. Gli anni che mi restano da vivere per loro sono solo pochi minuti, un'ora. Ci arriveranno dopo ottant'anni di viaggio, tra settantasei anni. A quell'altra terra. Vivranno e moriranno là. Non qui.»
«Tu volevi che partissero?»
«È stata una scelta loro.»
«Non tua.»
«Non sono io a vivere la loro vita.»
