«Ma ti dispiace,» disse Abberkam.

Il silenzio che cadde tra loro fu pesante.

«È sbagliato, sbagliato, sbagliato!» sbottò lui, con voce forte e sonora. «Avevamo il nostro destino, la nostra strada verso il Signore, e ce l'hanno sottratto, siamo di nuovo schiavi! I saggi Alieni, gli scienziati con tutto il loro sapere e le loro invenzioni, i nostri antenati, come si definiscono… "Fai questo!" ordinano, e lo facciamo. "Fai quello!" e lo facciamo. "Portate i vostri figli su una magnifica astronave e volate verso i nostri mondi magnifici!" E imbarchiamo i nostri figli, che non torneranno mai più a casa. Non conosceranno mai la loro casa. Non sapranno mai chi sono. Non sapranno mai quali mani li potevano stringere.»

Stava tenendo un comizio. Per quanto lei avesse capito che era un discorso che doveva aver già pronunciato un centinaio di volte, così pomposo e declamatorio, aveva le lacrime agli occhi. E anche lui aveva le lacrime agli occhi. Non gli avrebbe mai permesso di servirsi di lei, di giocare con lei, di aver potere su di lei.

«Anche se fossi d'accordo con te, perché allora hai mentito, Abberkam?» gli disse. «Hai mentito al tuo popolo, hai rubato!»

«Mai. Tutto quel che ho fatto, sempre, ogni mio respiro è stato per il Partito Mondiale. Sì, ho speso dei soldi, tutti quelli che trovavo, ma per cosa se non per la causa? Sì, ho minacciato il Nunzio, volevo cacciare lui e tutti gli altri da questo mondo! Sì, gli ho mentito, perché ci vogliono controllare, ci vogliono possedere, e io farei di tutto per salvare la mia gente dalla schiavitù… di tutto!»

Abbatté i pugni massicci sulle ginocchia, poi si fermò per riprendere fiato, singhiozzante.

«E non ci posso fare nulla, Kamye!» gridò, nascondendo il viso tra le braccia.

Poi rimase in silenzio, sconvolto.

Dopo molto tempo si passò le mani sul volto, come un bambino, si ravviò i capelli ribelli e stopposi, si stropicciò occhi e naso, poi raccolse il vassoio e se lo appoggiò sulle ginocchia, prese la forchetta, tagliò un pezzetto di frittella di fagioli, se lo infilò in bocca, masticò e inghiottì. Se può lui posso anch'io, pensò Yoss, e l'imitò. Finirono la cena. Yoss si alzò per andare a prendere il vassoio. «Mi dispiace,» disse.



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