Nelle altre tre novelle che seguono, questa trama narrativa viene infoltita di nuove tematiche, man mano che la Storia di Yeowe e di Werel si traduce in nuovi episodi: ogni personaggio deve lasciarsi alle spalle qualcosa di sé, dei propri pregiudizi, per acquisire una consapevolezza più vasta. Ogni personaggio – e spesso si tratta di una donna – deve mettere da parte la presunzione di essere superiore – moralmente o intellettualmente – agli altri e accettare umilmente l'aiuto di chi sembrava alieno. Il motivo della riconciliazione e della compassione si sviluppa di novella in novella e si conclude con la scoperta, da parte di Radosse Rakam, che il suo bisogno d'amore è rimasto intatto, malgrado le violenze e le ferite inferte alla sua sessualità durante gli anni di schiavitù su Werel. Pur non attenuando la sua visione critica del mondo patriarcale (Werel è un inferno, da cui ci si emancipa – come fa il maggiore Teyeo – solo se ci si rende conto delle ingiustizie che vi dominano), la LeGuin non esita a mettere in discussione uno degli assiomi della SF femminista: l'alieno, l'altro, che si rifiuta e si espelle, può essere anche l'uomo. Tuttavia, per poter essere accettato dalla donna, l'uomo deve scoprire dentro di sé una parte femminile, come è nel caso del travestito attore Batikam ne Il giorno del perdono. In tutte le novelle – anche nella terza, che ha la sua conclusione nella quarta – il rapporto d'amore unisce un uomo e una donna che vengono da culture, o persino da pianeti, diversi. C'è in tutta l'opera e soprattutto nell'elaborata Appendice il gusto di una invenzione antropologica mai completamente arbitraria. Per Ursula LeGuin, il futuro è inscritto nelle vicende familiari, negli studi paterni, nell'interesse sempre vivo per l'etnografia.



6 из 280