
Un fruttivendolo lì vicino sedeva in silenzio dietro la sua mercanzia impolverata e avvizzita. La gente passava. Nessuno comprava. Nessuno la guardava. Odo: chi era? La famosa rivoluzionaria, l’autrice di Comunità, Analogia, eccetera. E chi era? Una vecchia dai capelli grigi e dal volto arrossato, seduta sulla lurida soglia di un tugurio, che biascicava parole fra sé e sé.
Era vero? Era ciò che lei era? Senz’altro era ciò che qualunque passante vedeva. Ma lei, proprio lei, era più di quello che la famosa rivoluzionaria eccetera era stata? No. Non era di più. Ma allora chi era?
La donna che aveva amato Taviri.
Sì. Abbastanza vero. Ma non abbastanza. Quella era cosa finita. Taviri era morto da così tanto tempo!
— Chi sono? — borbottò Laia al suo pubblico invisibile, che sapeva rispondere alla sua domanda e le rispose all’unisono. Lei era la ragazzina con le ginocchia piene di croste, seduta sulla soglia a guardare nella foschia sporca e dorata di via del Fiume, sotto il sole di una tarda estate; la bambina di sei anni, la ragazza di sedici, fiera, irascibile, con la testa piena di sogni, indifferente, irraggiungibile.
