Bevve due tazze di tè d’erbe, ma non riuscì a terminare il frutto che aveva preso. Da bambina aveva tanta voglia di frutta che la rubava; e poi, al Forte… Oh, ma per amor di Dio, piantala! Sorrise e rispose ai saluti e alle cortesi domande dei commensali e del grosso Aevi che quella mattina prestava servizio al banco. Era stato lui a tentarla con la pesca: — Ma guarda che meraviglia! L’ho tenuta in serbo per te. — E come avrebbe potuto rifiutare? Aveva sempre avuto una gran voglia di frutta, e non se ne era mai saziata. Una volta, quando aveva sei o sette anni, aveva rubato un frutto da una bancarella in via del Fiume. Ma ora, in mezzo a tutte quelle persone che conversavano in modo così animato, era arduo mangiare. C’erano notizie da Thu, grosse notizie. Da principio, sempre attenta a non entusiasmarsi troppo facilmente, era stata incline a non darvi troppo peso; ma dopo aver letto l’articolo del giornale, e dopo aver letto anche tra le righe, pensò, con una strana sicurezza profonda ma fredda: "Bene, eccoci; è venuto il momento. E a Thu, poi, non qui. Thu ci arriverà prima di noialtri. La rivoluzione avrà il sopravvento là prima che altrove. Come se importasse! Non ci saranno più nazioni". E tuttavia, in qualche modo importava: si sentiva un po’ triste e fredda… Invidiosa, ecco la parola. Sciocchezze! Non partecipò molto alla conversazione, e dopo qualche minuto si alzò per far ritorno alla propria stanza, con un senso di autocommiserazione. Non le riusciva di condividere il loro entusiasmo. Ne stava fuori, fuori davvero. "Non è facile", si disse per giustificarsi, mentre saliva stancamente le scale, "accettare di trovarsi fuori quando si è stati dentro, nel bel mezzo, per cinquant’anni. Oh, per amor di Dio. Che piagnisteo!"

Si lasciò alle spalle scale e autocommiserazione quando entrò nella stanza. Era una buona stanza. Era una buona cosa starsene da sola.



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