
Che sollievo. Sebbene, a rigore, non fosse proprio correttissimo. Alcuni dei giovani dei piani superiori vivevano in cinque in una stanza non più grande di quella. Le persone che volevano vivere nelle Case odoniane erano sempre più numerose di quante si fosse in grado di accogliere. Lei aveva quella grande stanza tutta per sé soltanto perché era una vecchia che aveva avuto un colpo apoplettico. E forse perché era Odo. Se non fosse stata Odo ma soltanto una donna che aveva avuto un colpo apoplettico, l’avrebbe ottenuta lo stesso? Era probabile. Dopotutto, chi avrebbe voluto spartire la stanza con una vecchia bavosa? Ma non era facile esserne certi. Favoritismo, esclusivismo, culto della personalità, tornavano strisciando e germogliavano dovunque. Ma lei non aveva mai osato sperare che sarebbero stati sradicati nel giro della sua generazione, prima della sua morte. È soltanto il tempo, a operare i grandi cambiamenti. Intanto quella stanza era bella, spaziosa, soleggiata: proprio quel che ci voleva per una vecchia bavosa che aveva messo in moto una rivoluzione mondiale.
Il suo segretario sarebbe arrivato entro un’ora per aiutarla a sbrigare il lavoro quotidiano. Ciabattò verso la scrivania, un pezzo bello e massiccio che le era stato regalato dalla cooperativa dei mobilieri di Nio perché una volta qualcuno le aveva sentito dire che il solo mobile che veramente desiderasse avere era una grande scrivania a cassetti con piano abbastanza spazioso… Accidenti, in pratica era tutta coperta di carte con relative note pinzate, perlopiù nella grafia minuta e chiara di Noi: Urgente. Province settentrionali. Consultare R.T.?
La sua grafia non era più stata la stessa, dopo la morte di Asieo. Ed era strano, a pensarci. Dopotutto, nei cinque anni seguiti alla morte di lui aveva scritto da cima a fondo l’Analogia. E poi c’erano le lettere che la guardia, quel tipo alto con gli occhi acquosi (Come si chiamava? Non importa!), aveva fatto uscire dal Forte per due anni.