Non era necessario impedire al resto del popolo di avere figli. Il lavoro di tutti i giorni non richiedeva né talento né intelligenza superiore.

Da molti anni ormai non si era più resa necessaria l’applicazione forzata della Legge del Messire. Non che la gente fosse empia o eretica. Piuttosto, come esseri umani, erano inclini a commettere degli errori. Nelle loro menti non disciplinate, il significato e lo scopo della Legge a volte perdevano chiarezza.

Ma nonostante questa naturale condiscendenza, se il giovane Normandy fosse stato più sciocco e non avesse dato peso all’incidente, alcuni membri del popolo avrebbero potuto erroneamente essere indotti a ritenere che tale comportamento fosse ammissibile. Si sarebbe creato un precedente. E se in seguito dopo quello, si fosse lasciato impunito qualche altro errore, ci si sarebbe allontanati di un altro passo dalla Legge. E poi un altro passo ancora…

L’anarchia. E la diga sarebbe stata ulteriormente erosa.

Joyce guardò l’Imputata con aria torva. Avrebbe preferito che non fosse una ragazza.

Blanding finì di leggere i capi d’accusa e si fermò, rivolgendo un cenno a Joyce.

Joyce abbassò ancora lo sguardo sull’Imputata, in parte per studiarla con maggiore attenzione, ed in parte perché questo conferiva importanza al suo giudizio.

Il tremito della ragazza confermò la sua prima impressione. Non aveva senso andare per le lunghe. La conclusione più rapida era la migliore.

— Grazie, Giudice — disse a Blanding. Si rivolse all’Imputata.

— Ragazza, abbiamo sentito le accuse. Il Giudice Blanding ripeterà ora il cerimoniale del Processo, in modo che nella tua mente non rimangano dubbi riguardo ai tuoi diritti.

— Il Messire è tuo giudice — le disse Blanding in tono solenne. — Il verdetto che qui emetteremo non è definitivo. Se desideri appellarti, è a Lui che devi rivolgerti.



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