Joyce ringraziò la brezza. L’abito, ricamato e decorato, era pesante, e lo spesso colletto unito al collare lo stavano già facendo sudare abbondantemente. Eppure non rimpiangeva di essere venuto a Nyack. A New York e Buffalo, i processi erano un’ostentazione di cerimoniale, affollati da funzionari di seconda importanza e da un elaborato protocollo nei confronti delle Prime Famiglie. Qui a Nyack non c’erano né funzionari né Prime Famiglie. La cerimonia del processo poteva essere ridotta ai suoi aspetti essenziali, semplici ma di grande effetto. Blanding avrebbe letto i capi d’accusa, Pedersen avrebbe tenuto il verbale, e Kallimer…

Kallimer avrebbe aspettato per vedere se Il Messire approvava.

Joyce guardò la folla sotto di lui. L’oro, lo scarlatto, e l’azzurro dei palchi di famiglia colpirono i suoi occhi. Vide il riflesso della luce sugli anelli e sugli orecchini, i colori caldi e tenui delle gorgiere delle dame.

Il popolo era una massa cupa, vestita con colori scuri e spenti che erano entrati in voga da poco. Joyce si rese conto che, senza quel contrasto, i membri della famiglia non sarebbero stati così appariscenti nei loro palchi. Ma quella era solo una digressione frettolosa che gli attraversava la mente come un uccello irrequieto al tramonto.

Blanding gli aveva comunicato che il popolo provava un insolito interesse per il caso. Guardando in basso, vide infatti che la folla era numerosa.

Joyce udì chiaramente Blanding trarre un profondo respiro prima di iniziare. Quando parlò, lo fece lentamente, e gli altoparlanti incassati nel banco di pietra resero la sua voce grave e sonora.

— Popolo di Nyack…

La folla si fece subito silenziosa, tutti fissavano la figura eretta, nera ed immota che li sovrastava.



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