
— Certo Erich — gli dissi. — Ma anche noi Intrattenitori abbiamo i guanti, come dite voi tedeschi.
Lui aggrottò le sopracciglia e mi fissò con sospetto, chiedendosi se non stessi dando i numeri.
— Guanti? — disse. — Cosa intendi dire? Io non li ho, come vedi. Ti riferisci ai guanti di Bruce… che, tra parentesi, devono avergli dato qualche fastidio, non so quale? No, seriamente, Greta, a cosa servono i guanti, a voi Intrattenitori?
— Ci servono perché abbiamo paura. Io almeno. La frase non ti dice niente?
Sul suo viso prussiano scese finalmente una piccola luce. — Abbiamo i guanti… — borbottò. In inglese: Got mittens. “Gott mit uns”… Dio con noi. — E aggiunse, incollerito: — Greta, non sopporto che tu assassini la grande lingua tedesca per fare delle battute da scolaretti.
— Devi prendermi come sono — gli risposi — guanti e tutto il resto, grazie all’Abbondio… — e mi affrettai a spiegare: — Viene dal francese… le bon Dieu… non picchiarmi. Non ti rivelerò mai più nessuno dei miei segreti, lo giuro.
Fece una debole risatina, come se fosse in punto di morte.
— Fatti coraggio — gli dissi. — Non sarò qui per sempre, e ci sono posti peggiori del Locale.
Lui annuì, imbronciato, e si guardò intorno. — Vuoi sapere una cosa, Greta? — mi chiese. — Ma devi promettermi di non fare un’altra di quelle tue indescrivibili battute. Quando sono fuori in missione, mi ripeto sempre che presto mi recherò dietro le quinte, a corteggiare nel suo camerino la grande danzatrice Greta Forzane, famosa in tutto il mondo.
E aveva perfettamente ragione a parlare di quinte. Il Locale è come un teatro, a pianta greca, e come pubblico ha il Vuoto: il grigiastro Vuoto, non interrotto dai paraventi dietro cui si celano l’Ambulatorio (Ugh!), il Ristoratore e i Depositi.
