
— E lo giudichi un male, ragazzo? — fece Sid, con aria innocente e decisa.
— …e ci fanno Risorgere, se possono farlo, e ci ordinano di combattere contro un’altra fazione capace di viaggiare nel tempo, chiamata i Serpenti… e anche questa volta si tratta di un semplice nome… che è votata a pervertire e rendere schiavo il cosmo nella sua totalità: passato, presente e futuro.
— E non è forse vero, ragazzo?
— Prima ancora che abbiamo potuto comprendere appieno la situazione, ci troviamo Reclutati nel Grande Tempo e veniamo sospinti in tane e covili al di fuori del nostro spaziotempo: questi miserabili bugigattoli, grige catapecchie, celle di galera (senza offesa per questo Locale, beninteso) creati dai Ragni, forse per mezzo di gigantesche implosioni, ma nessuno lo può sapere con certezza, e poi veniamo spediti in ogni sorta di missioni nel passato e nel futuro per cambiare la storia in modi che, a quanto ci è detto, dovrebbero mandare in fumo le trame dei Serpenti.
— Vero, ragazzo.
— E da quel momento in poi, procediamo a un passo così duro e scottante, e i traumi sono così frequenti, le nostre emozioni vengono sovvertite in tanti e tali modi, le nostre ideologie pubbliche e private vengono distorte in modi così folli, il filo profondo di realtà a cui ci afferriamo viene legato in nodi così odiosi, che non riusciamo più a valutare le cose nella giusta prospettiva.
— Sono sentimenti che abbiamo provato tutti — disse Sid, cupo; anche Beau annuì, con la sua magra testa simile a un teschio; Erich disse: — Avresti dovuto vedere me, Kamerad. Ricordo ancora i miei primi cinquanta sonni. — E io stessa aggiunsi: — Lo stesso succede anche a noi ragazze, Bruce.
— Oh, lo so che finirò coll’indurirmi e col farci l’abitudine, e non crediate che non sia capace di farlo.
