Ahimè, io devo fare le cose a modo mio. Ma all’inizio ci arriveremo, se questa non è una contraddizione in termini, ve lo prometto.»

Prima che quest’avventura cominci, devo spiegarvi quanto soffrivo anche per gli altri immortali che avevo conosciuto e amato, giacché essi, molto tempo prima, si erano dispersi, abbandonando il nostro ultimo luogo di riunione nel XX secolo. Voler ricreare una nuova congrega sarebbe stata una follia. Così, l’uno dopo l’altro, epoca dopo epoca, si erano sparsi per il mondo. Il che era inevitabile.

I vampiri in realtà non amano i propri simili, benché abbiano un bisogno disperato della compagnia degli immortali.

Proprio per questo bisogno io diedi vita alla mia creatura, Louis de Pointe du Lac, che divenne il mio paziente, e spesso amorevole, compagno nel XIX secolo; inoltre, col suo involontario aiuto, diedi vita anche a Claudia, la splendida vampira condannata a rimanere bambina. E, in quelle notti solitarie da vagabondo della fine del XX secolo, Louis era l’unico immortale che incontravo abbastanza spesso. Il più umano di tutti noi, il meno simile a un dio.

Non mi sono mai allontanato per lungo tempo dal suo tugurio nella zona più desolata di New Orleans. Ma lo vedrete. Ci arriverò. Perché Louis fa parte di questa storia.

In sostanza, troverete ben poco riguardo agli altri. In realtà, quasi nulla.

Fatta eccezione per Claudia. Sognavo sempre più spesso di lei. Ma lasciatemi spiegare: era stata uccisa più di un secolo prima, eppure io percepivo costantemente la sua presenza, come se fosse sempre pronta a uscire fuori.

Era il 1794 quando, da un’orfana morente, creai questa squisita, piccola vampira, e passarono sessant’anni prima che lei insorgesse contro di me: «Ti seppellirò nella tua bara per sempre, padre».

E io ci dormii, in una bara. E sarebbe stato degno di diventare una pièce teatrale quell’orrendo tentativo di omicidio, che vide coinvolte vittime mortali avvelenate all’uopo per offuscarmi la mente, coltelli che fecero scempio della mia carne bianca nonché il definitivo abbandono del mio corpo, in apparenza senza vita, nelle acque stagnanti della palude oltre le luci fioche di New Orleans.



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