
E detto ciò, restò fermo davanti alla scrivania del suo superiore.
Si era evidentemente incuriosito per la domanda d’informazione sul permesso di caccia e sperava che il maresciallo gliene spiegasse la ragione.
«Grazie, puoi andare» gli disse invece Brancato.
Aveva fatto promissa al parrino di trattare la facenna in modo discreto e perciò non poteva metterne a parte Colamonaci, non perché l’appuntato fosse sparlittero, tutt’altro, ma meno sono le pirsone a conoscenza di una data cosa e minore è il rischio che quella data cosa si sappia in giro.
Che fare, ora? Andare subito da Ciccino Barbaro e farsi consegnare il fucile?
Taliò il ralogio, si erano fatte le cinco passate.
Potiva rimandare la visita alla matina appresso?
Vediamo come stanno le cose, si disse. Pericoloso per sé e per gli altri, aviva definito don Michele a Ciccino. Ma se uno ha deciso di essiri pericoloso per sé – continuò a ragionare il maresciallo – non è nicissario che sia in possesso di un’arma qualsiasi, da foco o da taglio, gli abbasta uno sdirrupo dintra al quale buttarsi o tanticchia di vileno per i sorci. Quando sei arrivato al punto di volerti fare male, ogni cosa è bona a farti male, persino la più semplici espressione della natura, un fungo vilininoso, una bacca maligna. La massima fortuna che un omo può aviri nella vita è quella di non arrivare mai a un punto dì disperazione dal quale non puoi tornare narrè.
In quanto all’essiri pericolosi per gli altri, certo che il possesso di un’arma può aviri un peso considerevole, può rappresentare una tentazione irresistibile.
Ma nel caso specifico Ciccino, a stare alle parole del parrino, imbracciato il fucile aviva esploso un solo colpo in aria. Certo, non si trattava di tentato omicidio, se avesse voluto colpire a don Michele, avrebbe potuto farlo facilmente, il parrino s’attrovava a pochi metri, completamente esposto.
