
— Probabilmente era un cane.
— Credi che io non riconosca un orso? Si è alzato e ci ha salutati.
— Sul serio, Nitty?
— Be’, non come farebbe un uomo. Non ha mica gridato buongiorno o ehilà. Però ha sollevato una delle sue grosse vecchie zampe. — Nitty prese un braccio di Little Tib e glielo alzò.
Una voce strana, che a Little Tib parve la voce di una donna, disse: — Ehi, voi laggiù! — Sentì dei tonfi come se qualcuno avanzasse sul pavimento del vagone, poi i tonfi delle scarpe di qualcun altro.
— No, un momento! Un momento, vi dico! — esclamò Nitty.
— Stai calmo — disse la voce di un’altra donna.
— Non vorrete buttarci giù dal treno, eh? Io ho un bambino qui con me, un bambino cieco. Non può saltare giù da nessun treno.
— Che sta succedendo, Nitty? — disse Mr. Parker.
— Polizia ferroviaria, Mr. Parker. Sembra che ci butteranno giù da questo treno.
Little Tib poté udire il fruscio che Mr. Parker fece nell’alzarsi, e si chiese se fosse un uomo grosso oppure piccolo, e che età avesse. Di Nitty s’era fatto un’idea, ma di Mr. Parker non era certo, anche se stava cominciando a pensare che fosse molto giovane. Decise che doveva essere di media statura.
— Lasciate che io mi presenti — disse Mr. Parker. — Come sovrintendente, ho sotto di me tre scuole nella zona di Martinsburg.
— Ah, sì? — disse una delle donne.
— Ho cominciato dai gradi più bassi, come tutti i nostri nuovi insegnanti, del resto. Ma con l’anzianità potrò salire di grado. Voi che scuole avete fatto?
— Ci stai prendendo in giro?
— È solo che non ha capito bene — intervenne Nitty. — Si è appena svegliato; lo avete svegliato voi.
— Già.
— Volete buttarci giù dal treno?
— Dove state andando?
— Soltanto fino a Howard. Non più lontano, giuro. Adesso ascoltate, questo bambino è cieco e anche malato. Vogliamo portarlo da un dottore, a Howard… è scappato da casa.
