Mr. Parker disse: — Non lascerò questa scuola finché non sarò pronto. Io sono in carica in tutto il distretto.

— Mr. Parker non è del tutto in sé — spiegò Nitty alle due donne.

— Che gli prende?

— Ogni tanto è così. Non sempre.

— Parla come se avesse il permesso di viaggiare gratis.

Little Tib domandò: — Come vi chiamate?

— Dico — tossicchiò Nitty, — il ragazzo ha ragione. Le persone educate si presentano.

— Io sono Alice — disse una delle donne.

— Micky — si presentò l’altra.

— Ma noi non vogliamo sapere i vostri nomi — proseguì Alice. — Vedi, supponi che si scopra che voi eravate sul treno: noi dovremmo riferire come vi chiamate.

— E dove state andando — aggiunse Micky.

— Siete simpatiche, voialtre. Perché vi siete messe nella polizia ferroviaria?

Alice rise. — Cosa fa una ragazza per bene come te in un posto come questo, eh? Ho già sentito altre volte questa domanda.

— Bada, Alice — disse Micky. — Questo cerca di farti la corte.

— Viaggiate insieme voi tre? — chiese Alice.

— Io sono in compagnia di Mr. Parker. Abbiamo incontrato il bambino per caso. È fuggito di casa perché la parte dei suoi occhi di cui prendono la foto è stata distrutta, e i suoi genitori non potevano ottenere l’assistenza governativa. Almeno, questo è ciò che credo. È così, George?

Mr. Parker disse: — Vi presenterò alle vostre nuove classi fra un momento, ragazze.

— Him ed io lavoravamo nella scuola — si affrettò a spiegare Nitty. — Era un buon lavoro, o così ci sembrava. Poi un giorno quel grosso computer, in città, ha detto: «Qui non c’è più bisogno di voi». E ce ne siamo andati.

— Non dovete giustificarvi con noi — disse Micky.

— È un sollievo sentirglielo dire. Lo faccio per Mr. Parker: a volte non si sente molto bene.



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