— Qual era il tuo lavoro.

— Manutenzione della scuola. Io mi occupavo dell’impianto di riscaldamento, facevo servizi per gli insegnanti, pulivo le apparecchiature e riparavo gli impianti elettrici in genere.

— Nitty! — chiamò Little Tib.

— Sono qui, ragazzo mio. Non me ne vado.

— Be’, noi dobbiamo proseguire — disse Micky. — Ci farebbero passare dei guai se non ispezionassimo questo treno. Voialtri non dimenticate che avete promesso di scendere a Howard. E non fatevi vedere da nessuno.

— Potete contare sulla nostra collaborazione — disse Mr. Parker.

Little Tib sentì lo scalpiccio delle due donne che si allontanavano verso il fondo del vagone, e il lieve grugnito con cui Alice sì aggrappò alla scaletta esterna per tirarsi su. Poi ci fu uno schiocco, come se qualcuno avesse stappato una bottiglia, e ad esso seguì il tonfo di qualcosa che rotolava sul pavimento accanto a loro.

D’un tratto nel naso e in bocca e nei polmoni gli entrò qualcosa che bruciava come il fuoco. Un groppo di catarro lo soffocò e gemendo lo spuntacchiò fuori. Desiderò disperatamente fuggire, e pensò al posto di quel mattino dove il ruscello tagliava le canne e i cespugli, freddo come il ghiaccio. Nitty stava gridando: — Gettala fuori! Gettala fuori! — E qualcuno, che gli parve Mr. Parker, corse a precipizio lungo un lato del vagone urtando nella parete. Little Tib era di nuovo sull’altura presso il ruscello e guardava giù nell’acqua scura e opaca, oltre le cime delle canne scosse dal vento dell’ovest.

Tornò a sedersi sul pavimento del vagone. Mr. Parker non doveva essersi fatto troppo male, e così anche Nitty, perché li sentì muoversi attorno.

— L’ha buttata fuori, Mr. Parker? — ansimò Nitty. — Meno male!

— Dev’essere stato il ragazzo, Nitty…

— Sì, Mr. Parker.

— Noi… noi siamo su un treno. E la polizia ferroviaria ci ha gettato una bomba a gas per farci saltare giù. È esatto?



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