
— George non può vedere — spiegò Parker. — Dovete scusarlo.
— Me n’ero accorto appena l’ho guardato; ma forse è doloroso per lui sentirselo rammentare. E adesso meglio che riparta prima che la polizia venga a chiedermi perché mi sono fermato. Non ci sono sedili… li ho tolti tutti salvo questo. È preferibile che la gente si sieda sul pavimento, di fronte a Deva. Ma voi potete stare dietro di me, se volete. È abbastanza comodo per voi?
— Saremo felici anche di stare in piedi — disse Mr. Parker.
L’autobus si mise in movimento. Little Tib si aggrappò a Nitty con una mano, e con l’altra a un palo che aveva trovato a tentoni. — Eccoci in marcia. È una cosa che dà soddisfazione. Sarebbe ancora meglio se potessimo muoverci sempre, senza fermarci mai. Avevo anzi pensato di costruire il mio tempio su una barca… una barca si muove continuamente, grazie alle onde. Sono sempre in tempo a farlo.
— Lei passa da Martinsburg?
— Sì, sì, sì — disse il conducente. — Permettete che mi presenti: io sono il Dr. Prithivi.
Mr. Parker strinse la mano al Dr. Prithivi, e Little Tib sentì l’autobus deviare da un lato. Mr. Parker emise un grido, e quando il veicolo fu di nuovo raddrizzato presentò Nitty e Little Tib.
— Se lei è un dottore — disse Nitty, — forse può dare un’occhiata a George, quando ha tempo. Non è stato bene.
— Non sono un dottore di quel genere — spiegò Prithivi. — Non curo il corpo, bensì l’anima. Sono dottore in Scienza Divina, laureato all’università di Bombay. Quando qualcuno è malato può chiamare un medico. Se dei giovani si rivelano malvagi, chiamano me.
— Di solito, però — disse Nitty, — le famiglie non lo fanno perché sono contenti di vederli finalmente guadagnare un po’ di denaro.
