Ricordava benissimo l’aspetto delle rocce. A forma di patata ma molto più grosse, dure e grigie. Era perduto in una landa rocciosa, dovunque si levavano cupe muraglie di pietra e non vi cresceva neppure un filo d’erba. Si fermò all’ombra di uno di quei monoliti per proteggersi dal calore; riusciva a vedere una parete rocciosa davanti a sé, oltre la giogaia di macigni riarsi, ma stavolta la consapevolezza di godere di nuovo della vista non lo rallegrò. Aveva sete, e indietreggiando nell’ombra si accorse che alle sue spalle c’era il vuoto. L’ombra diventava sempre più scura e sembrava sprofondare nelle viscere della montagna. S’avviò in quell’oscurità, e allorché l’ultimo barlume di luce diurna scomparve dietro di lui si ritrovò a essere di nuovo cieco.

La caverna (ora capiva che quella era una caverna) s’allungava interminabilmente nella roccia. Malgrado l’assenza della luce del sole a Little Tib parve che si facesse sempre più calda. Poi da qualche luogo davanti a sé udì provenire un tramestio, come se una quantità di sassi fossero stati rovesciati sul terreno roccioso e continuassero a rimbalzare attorno. Il rumore era strano, ma Little Tib si sentiva stanco e sedette, limitandosi ad ascoltarlo.

Come se quell’atto fosse stato un segnale si accesero delle torce: prima una sulla sinistra della caverna, quindi un’altra sulla parete opposta. Alle sue spalle una grata di sbarre s’abbassò con fragore, e due grottesche figure simili a ragni si mossero verso di lui. I loro corpi erano piccoli e grassocci, avevano gambe e braccia come rami secchi, facce grinzose e folli dai collerici occhi strabuzzati, masse di fantomatici capelli torreggiavano sulle loro teste, esibivano baffi simili ai sensori di insetti notturni e barbe a tre punte, le quali sembravano dotate di vita propria e si torcevano qua e là come serpenti. Quegli insoliti individui portavano accette dal lungo manico, indossavano vesti rosse e avevano le più larghe cinture di cuoio che Little Tib avesse mai visto. — Fermo! — gridarono. — Stop, smetti, trattieniti e arresta te stesso. Stai sconfinando nel reame del Re degli Gnomi!



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