— Mi sono fermato — rispose Little Tib. — E non posso arrestare me stesso perché non sono un poliziotto.

— Questo non è quel che ti abbiamo chiesto — lo rimbrottò uno degli individui dal volto accidioso.

— Ma è un insulto — sbottò l’altro. — Noi siamo Poliziotti del Regno, lo sai bene, ed è tuo dovere unirti all’esercito.

— Nel tuo caso — continuò il primo gnomo, — ci sarà la squadra di disciplina.

— Vieni con noi! — esclamarono entrambi. Lo afferrarono per ie braccia e cominciarono a trascinarlo sul sentiero che serpeggiava fra le stalagmiti.

— Lasciatemi — supplicò Little Tib. — Non sapete neppure chi sono.

— E neppure ci importa di saperlo.

— Se fossero qui Nitty e Mr. Parker vi aggiusterebbero loro.

— Non potrebbero aggiustare nessuno, perché non siamo rotti. E ora ti porteremo dinanzi al Re degli Gnomi.

Attraversarono una tortuosa serie di caverne dove l’unica luce era quella degli occhi degli gnomi, ed altre più vaste dal pavimento fangoso e piene di echi, al centro delle quali scorreva un rigagnolo. Dapprima Little Tib pensò che tutto fosse piuttosto immaginario, ma le cose diventavano sempre più reali a mano a mano che procedevano, come se gli gnomi assorbissero solidità e realtà da quel calore sotterraneo, e infine lui stesso dimenticò che fuori esistevano altri luoghi, e quel che dicevano gli gnomi non gli parve più né buffo né fantasioso.

La caverna del Re degli Gnomi era illuminata vivamente, e sulle pareti brillavano gemme e pepite. Gli arazzi erano d’oro, non di stoffa dorata ma d’oro vero, ed il Re sedeva a gambe incrociate su un grosso cuscino trapunto di diamanti. — Tu sei sconfinato nel mio dominio — disse. — Come ti giustifichi? — Il suo aspetto fisico era identico a quello degli altri gnomi, benché fosse più magro e basso.



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