
— Io non ho mai visto un fantasma in vita mia.
— Tu, sciocco bastardo! — esplose Mr. Parker.
— Non deve parlarmi in questo modo, Mr. Parker.
— Sciocco bastardo! È una vita intera che ho attorno soltanto degli sciocchi bastardi come te! — Anche Mr. Parker stava piangendo, adesso. Little Tib sentì una delle sue lacrime cadergli su una mano, grossa e calda. Pian piano smise di singhiozzare, poi tirò su con il naso. Sentir piangere un adulto, un uomo, era cosa fuori da ogni sua esperienza. Si portò alla bocca la brioscia e la assaggiò, sperando che sotto la crosta zuccherosa ci fosse anche l’uva secca.
— Mr. Parker… — mormorò Nitty. — Mr. Parker!
Dopo un po’ Mr. Parker disse: — Sì?
— Questo ragazzo… questo George potrebbe riuscire a prenderle, Mr. Parker. Lei ricorda quando ci siamo avvicinati a quell’edificio? Abbiamo girato tutto intorno. E c’era quella finestra, quella vecchia finestra con le sbarre di ferro e la serratura rotta. Io la spinsi e il vetro si mosse, l’avete visto. Ma né io né lei saremmo riusciti a entrare attraverso quelle sbarre.
— Questo ragazzo è cieco, Nitty — disse Mr. Parker.
— Certo, Mr. Parker. Ma lei sa com’era buio là dentro. Un uomo cosa farebbe? Accenderebbe la luce? No, magari userebbe una torcia elettrica incappucciata con del nastro adesivo, con una piccola fessura per lasciar uscire appena un raggio sottile. Ma un cieco potrebbe fare di più, senza luce, che un altro con un lucignolo così debole. Penso che lui sia ormai abituato alla cecità. Credo che sia capace di andare dove vuole anche senza gli occhi.
Una mano si poggiò su una spalla di Little Tib. Gli parve più piccola e morbida di quella che l’aveva aiutato ad attraversare il ruscello. — È un pazzo — disse la voce di Mr. Parker. — Questo Nitty è un pazzo. Lo sono anch’io; ma lui è pazzo più di me.
— Può farcela, Mr. Parker. Guardi com’è snello.
