
— E tu lo faresti? — chiese Mr. Parker.
Little Tib inghiottì un boccone. — Che cosa?
— Faresti una cosa per noi?
— Penso di sì.
— Nitty, accendi il fuoco — disse Mr. Parker. — Per questa sera non possiamo andare più avanti.
— E tanto varrebbe non andare da nessuna parte — borbottò Nitty.
— Vedi, George — disse Mr. Parker. — La mia autorità è stata temporaneamente sospesa. Qualche volta me lo dimentico.
Nitty fece udire una risatina, più lontano di dove Little Tib credeva che fosse. Doveva essersi mosso molto silenziosamente.
— Ma quando mi verrà restituita, potrò fare per te tutto quel che ho detto; metterti in una classe speciale per ciechi, ad esempio. Questo ti piacerebbe, George?
— Sì. — Alla sua sinistra, lontano, Little Tib poté udire il richiamo di un succiacapre e il rumore di Nitty che faceva legna.
— Sei scappato da casa, George?
— Sì — disse ancora Little Tib.
— Perché?
Little Tib scosse le spalle; era di nuovo sul punto di piangere. Qualcosa gli stringeva la gola, e i suoi occhi si riempirono di lacrime.
— Credo di sapere perché — disse Mr. Parker. — Forse potremo fare qualcosa in merito.
— Eccoci qua! — esclamò Nitty. Rovesciò a terra il suo fastello di legna, più o meno di fronte a Little Tib.
Più tardi, quando fu buio, Little Tib si distese al suolo con metà della coperta di Nitty sopra di sé, e l’altra metà sotto. Lì accanto il fuoco scoppiettava. Nitty disse che il fumo avrebbe tenuto lontano le zanzare. Little Tib si premette le nocche delle dita sugli occhi e vide lampi gialli e rossi balenare come un fuoco vero. Premette ancora e apparve una pepita d’oro su uno sfondo azzurro. Quelle furono le sole immagini che riuscì a far comparire per un po’, e ogni volta, nel richiamarle, ebbe paura che non sarebbero venute. Dall’altra parte del fuoco Mr. Parker emetteva il lento e pesante respiro di chi dorme.
