
La corriera si alzò in piedi, chinò la testa a Ebor Dendep e riferì il suo messaggio: — Io vengo da Trethat. Le mie parole vengono da Sorbron Deva, e prima da marinai dello Stretto, e prima ancora da Broter in Sornol. Esse sono per le orecchie di tutto Cadast, ma devono essere dette all’uomo chiamato Selver che è nato del Frassino a Eshreth. Ecco le parole: "Ci sono nuovi giganti nella grande città dei giganti di Sornol, e molti di questi nuovi giganti sono femmine. La gialla nave di fuoco va su e poi giù nel luogo che era chiamato Peha. È noto in Sornol che Selver di Eshreth ha bruciato la città dei giganti a Kelme Deva. I grandi sognatori fra gli Esuli di Broter hanno sognato giganti più numerosi degli alberi delle Quaranta Terre". Queste sono le parole del messaggio che io reco.
Dopo la recitazione cantilenante, tutti rimasero in silenzio. L’uccello, poco distante, disse: "Whit-whit?" senza troppa convinzione.
— Questo è un tempo del mondo veramente brutto — disse una delle Anziane Donne, strofinandosi un ginocchio reumatico.
Un uccello grigio prese il volo da un’ampia quercia che contrassegnava il margine settentrionale della città, e s’innalzò in cerchi, facendo trasportare dalle correnti ascensionali del mattino le sue ali pigre. C’era sempre un albero-posatoio di quei nibbi grigi nei pressi di una città; essi costituivano il servizio di nettezza urbana.
Un ragazzino piccolo e grassoccio attraversò di corsa il boschetto delle betulle, inseguito da una sorella leggermente più grande: entrambi strillavano con voci minute come quelle dei pipistrelli. Il ragazzino cadde a terra e si mise a piangere, la bambina lo aiutò ad alzarsi e gli asciugò le lacrime con una larga foglia. Poi si allontanarono nella foresta, tenendosi per mano.
