«No, perché se ne sono andati attraverso le loro porte: hanno trovato i mondi cui avevano sempre aspirato, inconsciamente. È come le ho detto. Basta che qualcuno sieda sul Seggio Periglioso, perché davanti a lui si schiuda l’esistenza in cui si troverà perfettamente a suo agio il suo spirito, la sua mente… la sua anima, se preferisce chiamarla così. E va a cercarvi la fortuna.»

«Perché non ha provato anche lei?» Per Simon, quello era il punto debole del racconto. Se Petronius possedeva la chiave di quella porta, perché non se ne era servito lui stesso?

«Perché?» Il dottore abbassò lo sguardo sulle mani grassocce che aveva posato sulle ginocchia. «Perché è impossibile ritornare… e solo un uomo disperato sceglie un futuro irrevocabile. In questo mondo, ci aggrappiamo sempre alla convinzione di poter dominare la nostra vita, prendere decisioni. Ma tramite il Seggio Periglioso, cominciamo una scelta irrevocabile. Sto usando molte parole, ma so che non riesco a sceglierle esattamente per esprimere ciò che provo. Vi sono stati molti Guardiani del Seggio… e solo pochissimi l’hanno usato personalmente. Forse un giorno… Ma per ora non ne ho il coraggio.»

«Quindi vende i suoi servigi agli individui braccati? Be’, è un modo come un altro per guadagnarsi da vivere. L’elenco dei suoi clienti dovrebbe essere una lettura interessante.»

«Infatti! Molti uomini famosi hanno fatto ricorso al mio aiuto. Soprattutto alla fine della guerra. Forse non mi crederebbe, se le rivelassi l’identità di alcuni che allora si rivolsero a me, dopo che la ruota della fortuna aveva girato in modo per loro sfavorevole.»

Simon annuì. «Vi furono effettivamente diverse lacune notevoli, nelle catture dei criminali di guerra,» osservò. «E se quanto lei dice è vero, la sua pietra deve avere aperto alcuni mondi molto strani.» Si alzò, stirandosi. Poi si avvicinò al tavolo e contò il danaro estratto dalla cintura. Erano quasi tutte vecchie banconote, sudice, chiazzate di unto, come se gli affari per cui erano state usate avessero lasciato un po’ della loro sporcizia su quelle superfici grinzose. Gli rimase in mano solo una moneta. Simon la gettò in aria e la lasciò ricadere sul legno lucido. Vide l’aquila: la fissò per un momento e poi riprese la moneta.



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