«Vi sono teorie della storia estranee a quelle convenzionali, che apprendiamo da bambini. Ha mai sentito parlare dei mondi alternati che possono derivare da decisioni fatidiche? In uno di questi mondi, colonnello Tregarth, forse lei non girò gli occhi dall’altra parte, quella notte a Berlino. In un altro, lei non mi ha incontrato un’ora fa, ed ha proseguito verso l’incontro con Sammy!»

Il dottore si dondolò sui tacchi, come se fosse agitato dalla forza delle sue parole e della sua fede. E nonostante tutto, Simon si sentì contagiare un po’ da quell’ardente entusiasmo.

«E quale di queste teorie ha intenzione di applicare al mio problema?»

Petronius rise: era di nuovo a suo agio. «Abbia la pazienza di ascoltarmi fino in fondo, senza mettersi in mente che si trova di fronte a un pazzo, e le spiegherò.» Deviò lo sguardo dall’orologio che portava al polso a quello che si trovava appeso alla parete dietro di lui. «Ci resta ancora qualche ora. Dunque, ecco di che si tratta…»

Mentre l’ometto cominciava a dire cose che apparivano assurde, Simon ascoltava obbediente. Il tepore, il liquore, la possibilità di riposare bastavano a ripagarlo. Forse più tardi avrebbe dovuto affrontare Sammy: ma scacciò dalla mente quella possibilità, concentrandosi su quanto stava dicendo Petronius.

Il vecchio orologio suonò dolcemente le ore per tre volte, prima che il dottore avesse finito. Tregarth sospirò: forse era stato ridotto alla condiscendenza solo da quel torrente di parole, ma se era vero… E poi, c’era la reputazione di Petronius. Simon si sbottonò la camicia, e tirò fuori la cintura in cui portava il danaro.

«So che non si è più sentito parlare di Sacarsi e di Wolverstein, da quando si sono messi in contatto con lei,» ammise.



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